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Il mio rice pudding per il Club del 27!


Terzo appuntamento del club del 27! Il Club, nato da una costola di MTChallenge, riunisce una folta schiera di vere appassionate di cucina per cucinare e condividere le ricette dei passati Temi del Mese targati MTChallenge.
Il Club del 27 -che in due mesi ha aumentato esponenzialmente le adesioni e l'interesse da parte di tutto il web- conta ora quasi cento persone che ogni 27 del mese alle ore 9 puntualmente pubblicano la la loro ricetta scelta fra quelle proposte di mese in mese.
Questa volta abbiamo scelto il tema del mese dedicato al riso, proposto durante la sfida n.41 di Settembre 2015 quando Annalena propose appunto il riso e le sue diverse cotture.
Abbiamo voluto riprendere questo tema del mese aggiungendo qualche ricetta più esotica.
La nostra insuperabile Mai ha realizzato questo bellissimo banner: il riso è il re

Io ho scelto, fra le varie ricette di riso al latte proposte da Simonetta Nepi in questo bellissimo post,  il Traditional Rice Pudding inglese perchè come lo sanno fare gli inglesi nessuno mai, perchè amo il riso al latte, mi conforta, il suo sapore mi riporta indietro nel tempo, quando c'era sempre un buon motivo per bersi un bel bicchiere di latte fresco. Ho scelto questa ricetta perchè è leggera e non occorrono procedimenti complessi da grandi manovre ed il risultato è stato ottimo sotto tutti i punti di vista: morbido al punto giusto, profumato, delizioso. Ho usato uno stampo da budino al posto della teglia e ho dimezzato le quantità.
Quelle riportate sotto vanno bene per una teglia 20x30 con i bordi alti.



Ingredienti


● 800 ml di latte


● 250 ml di panna


● 100 g di riso a grano tondo


● 30 g di zucchero (di canna, meglio)


● 25 g di burro


● 1 baccello di vaniglia


● 1 pizzico di noce moscata


Scaldare il forno a 150 gradi.
Imburrare leggermente una teglia da forno.
In un tegame scaldate il latte e la panna a fuoco basso, unire i semi di vaniglia raschiati dal baccello aperto con il dorso di un coltello e il baccello e mescolate. Appena il latte è caldo ma senza bollire, toglietelo dal fuoco e lasciare in infusione la vaniglia per 5-10 minuti, poi eliminate il baccello.
Versate il riso e lo zucchero sulla teglia imburrata spargendoli su tutta la superficie e poi versateci sopra il latte e mescolate perfettamente.
Spolverate un grattata di noce moscata sulla superficie e infornate. Abbondate con la noce moscata.
Cuocete per circa un paio d’ore sino a che il pudding sia ben consistente e sulla superficie si sia formata una crosticina spessadella skin (la pelle del latte). Deve rimanere morbido ma consistente.
Si può mangiare con un cucchiaio di marmellata.
La crosticina è rimasta sotto probabilmente la foto dovevo farla in modo diverso.. comunque era sottile, ben caramellata e con un sapore delizioso di noce moscata, spezia che adoro e che si sposa benissimo con il riso al latte. Insomma, una vera delizia!



Sartù bianco di pollo al curry con polpettine di melanzana




Marina ha vinto la sfida MTChallenge sulle terrine e col testimone in mano è corsa a Napoli, proponendo un classico della cucina partenopea: il Sartù
Il sartù è un timballo della tradizione napoletana che risale al XVIII secolo.
Anche se il riso arrivò a Napoli dalla Spagna già dal XIV era considerato cibo povero e poco gustoso, tanto da essere rinominato "sciaquapanza" e consumato in casi di malattie gastriche o intestinali.
Quando alla corte dei Borbone arrivarono i cuochi francesi (i Monsù) e crearono il sartù aggiungendo al riso ogni bendidio, il riso passò dalle tavole nobili a quelle borghesi e diventò un piatto della tradizone popolare, amato da tutti.
Dell'iniziale diffidenza dei napoletani verso il riso e di come poi il sartù naque e conquistò tutti ne parla Annalena Bortoli in questo bellissimo articolo che vi consiglio di leggere. Tutto il resto è noia :))
Per la realizzazione del sartù invece, leggete questo post magistrale, la nostra Mademoiselle Marina ci svela tutti i segreti per un sartù perfetto e ci insegna, come una maestra fa con i suoi scolari, tutti i passaggi e le accortezze da seguire per ottenere un sartù meravigliosamente croccante fuori e morbido dentro... grazie Maestra!! :))))
 L'idea iniziale era di riempire il mio sartù con ingredienti tipici di Bologna, la mia città, alla faccia dell'originalità :)) poi ho cambiato idea.
Sono andata verso oriente e nel sartù ho messo del pollo al curry con bambù e scalogni, cotto nel latte di cocco. Le polpettine come da regolamento le ho fatte di melanzana condendo poi il tutto con una salsa realizzata con il fondo di cottura del pollo insaporito dalla salsa di soia.
 Ho usato uno stampo da budino, con delle belle scanalature che mi hanno fatto subito pensare ad un riso bicolore, che ho cercato di ottenere unendo della curcuma in polvera ad una metà del riso.
Ed ecco il mio
SARTU' BIANCO DI POLLO AL CURRY CON POLPETTINE DI MELANZANA

Per il riso
500 g riso arborio
3 uova grandi
100 g di mandorle
1 cm di zenzero fresco
sale grosso
acqua bollente
1 cucchiaino di curcuma in polvere
Per il ripieno
200 g di coscia di pollo disossata
150 g di bambu
1 bicchiere di aceto di mele
200 ml di latte di cocco
3 scalogni
1 cucchiaio raso di curry in polvere
olio evo
sale pepe nero
Per le polpette
1 melanzana media
100 g di parmigiano
100 g di pan grattato
sale e pepe
prezzemolo qb
1 uovo
Per la salsa di accompagnamento
20 g di burro
20 g di farina
il fondo di cottura del pollo
2-3 cucchiai di salsa di soia

In un tegame dal fondo spesso fate scaldare dell'olio evo con lo zenzero grattugiato. Unite il riso e le mandorle tritate grossolanamente e fate tostare il tutto per qualche minuto.
Aggiungete il sale grosso in fase di rosolatura e portate a 3/4 delle cottura aggiungendo poco a poco acqua bollente.
Mantecate a fiamma spenta con il parmigiano e un paio di cucchiai di olio evo.
Dividete il riso ottenuto in due parti ed in una aggiungete un cucchiaio raso di curcuma in polvere. Fatelo intiepidire ed unite le uova precedentemente sbattute. Tenete da parte.



Preparate le polpettine di melanzane
Lavate la melanzana e praticate qualche taglio nella buccia. Fatela cuocere in forno avvolta da alluminio (180°C per una mezz'ora sono sufficienti, controllate però con una forchetta: se affonda bene è cotta) Lasciate intiepidire e tagliatela a metà. Scavate la polpa e mettetela in una ciotola. Frullatela con un frullatore ad immersione, regolate di sale e pepe, unite il prezzemolo, l'uovo, il parmigiano e tanto pan grattato da ottenere un composto lavorabile e compatto.
Formate delle piccole polpettine, rotolatele nel pangrattato e rosolatele in padella dove avrete scaldato un generoso giro di olio evo.

Preparate il pollo al curry
Teagliate il pollo in cubetti o striscioline ed infarinatelo bene.
Rosolatelo in olio evo,  aggiungete gli scalogni affettati e il bambù precedentemente sbollentato nell'aceto e acqua per qualche minuto, e fate rosolare bene. Regolate di sale e pepe ed aggiungete il curry e il latte di cocco.
Coprite e fate cuocere 10-15 minuti.
Scolate il pollo ricavandone il liquido di cottura che servirà per la salsa.
Mettete il pollo (con scalogni e bambù) in una ciotola e fatelo raffreddare.
In una padella fate sciogliere il burro, fatelo schiumare e quando la schiuma diminiuisce aggiungete la farina tutta in una volta. Mescolate e pian piano aggiungete il fondo di cottura del pollo.
Cuocete per 10 minuti circa mescolando sempre e aggiungendo a piacere qualche cucchiaio di salsa di soia.

Imburrate bene uno stampo tronco conico o da budino, cospargetelo bene di pangrattato.
Foderate fondo e pareti con il riso, di uno spessore di circa 1 cm.
Io ho giocato con la forma dello stampo da budino, riempiendo le scanalature alternando riso giallo e riso bianco.
Mettete un pò di pollo al curry, qualche polpettina e coprite con uno strato di riso, ripetete con altro ripieno e altre polpettine. Chiudete con il riso.
Cuocete a forno statico a 180°C per circa 50 minuti (regolatevi col vortro forno)



Servite con la salsa preparata e tenuta in caldo.




























Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Aprile dedicato al Sartù


La mia Tarte au Chocolat per Il Club del 27






Immagino già la vostra domanda:
"Ma come?? Il titolo parla di una lussuriosa Tarte au Chocolat e dov'è la foto? e la ricetta? eh? eh? eh?"
CALMA.
La torta c'è, anzi c'era :-)
E se leggete sotto ve ne darò la prova:-)
Prima c'è una cosa più importante di tutte le torte, le ricette, le meraviglie culinarie che oggi verranno proposte.
Prima di tutto c'è il gruppo, ecco perchè ho messo il banner del gruppo in testa al post, al posto della foto della torta.
Parafrasando un famoso slogan, Sopra a tutto c'è Il Club del 27.

Siamo solo al secondo appuntamento ma il Club del 27-il gruppo nato per riproporre le ricette dei Temi del Mese  passati targati MTChallenge- continua a crescere in modo esponenziale e lo fa non solo in termini di adesioni ma anche e soprattutto in termini di entusiasmo, voglia di cucinare, voglia di condividere, confrontarsi e divertirsi.
Tanto che da oggi inauguriamo anche la nostra pagina Facebook

Questo è quello che Alessandra aveva in mente quando ha avuto questa idea geniale e questo si sperava e a cui si ambiva quando siam partiti più di....un mese fa :)
Tanta strada c'è ancora da fare e tanta ne faremo,  ma se le premesse sono queste, direi che stiamo andando alla stra-grande. Tutti insieme appassionatamente.. tutti insieme ai nostri chili, intendo :-D Qui trovate l'articolo di Alessandra con tutti i link ai post dei vari partecipanti. Un elenco lunghissimo e golosissimo!


Per me è' stata dura scegliere (la mia prima scelta è stata la Tarte Tatin ma poi ho ceduto al cioccolato :)) fra le tantissime meravigliose ricette del tema del mese "Bye Bye Miss MTC Pie" dedicato alle torte, ai timballi e alle pies d'Italia e del mondo.
E' stata dura ma ce l'ho fatta, ovviamente :))


 
Tarte au Chocolat
Ingredienti:
Pàte sablée
      120 g di burro
      2 g di sale fino
      90 g di zucchero a velo
      15 g di farina di mandorle
      1 uovo
      240 g di farina 00
Ganache al cioccolato fondente
      350 g di Cioccolato fondente al 70%
      250 g di panna fresca
      1 cucchiaio di miele
      50 g di burro


In una ciotola miscelate bene il burro morbido a pezzetti con il sale, 60 g di farina, lo zucchero a velo,
la farina di mandorle e l’uovo. Poi aggiungete la restante farina. Formate una palla e poi tra due fogli di carta forno stendete la pasta fino allo spessore di 3 mm e fatela riposare in freezer per 30′. Dopo il riposo foderate con carta forno lo stampo da crostata, meglio se antiaderente e con il fondo estraibile oppure imburratelo bene prima di mettere la carta forno. Rimettete in freezer e accendete il forno a 160°. Appena il forno è a temperatura, punzecchiate il fondo della crostata e infornate per 20′ o fino a doratura. Nel frattempo sciogliete a bagnomaria o al microonde il cioccolato fondente e scaldate la panna alla quale avrete aggiunto il cucchiaio di miele. Quando il cioccolato sarà fuso e ben liscio e la panna sarà calda, unite i due e mescolate bene con una spatola. Vedrete i due composti fondersi dapprima timidamente per poi regalarvi una crema morbida e densa, fate raffreddare fino a raggiungere i 35°C. A questo punto unite il burro che si scioglierà delicatamente senza che si separi e affiori sul cioccolato con quell’antiestetica patina bianca che a volte compare in superficie. In questo modo la vostra tarte avrà un aspetto lucente e accattivante.
Appena cotta, sfornate il guscio fatelo delicatamente scivolare su una gratella per farlo raffreddare. Versate la ganache al cioccolato e aspettate che raffreddi prima di metterla in frigorifero e consumarla entro 2 gg. Non ci arriverà, ovviamente, ma dovevo dirvelo :))





Terrina ai frutti di porco


Ci sono alcuni momenti in cui mi rendo conto della vastità della mia ignoranza. Veri buchi neri, voragini di saperi mancati e mancanti, di nozioni sconosciute, di preparazioni mai provate. Se c'è una cosa che mi spaventa è proprio il non sapere e la conseguente mancanza di controllo sulla situazione.
Questi momenti capitano spesso il cinque del mese, data di pubblicazione della nuova sfida 'MTChallenge :-)
Vero anche che sono sempre pronta ad imparare e a mettermi in gioco, senza brame di vittoria o di podi, e quindi bene o male me la cavo ogni volta, ma sopratutto ogni volta imparo davvero qualcosa che è poi quello che mi interessa veramente. L'importante è il viaggio, non la meta :)

Questo mese Giuliana, la nostra mitica Gallina Vintage, ha proposto un classico della cucina francese: le terrine.
Qui apro l'angolo del vocabolario e cerco di fare un pò di chiarezza, soprattutto a me stessa :)
Come riportato sul primo libro targato MTChallenge "L'Ora del Paté" si distinguono le varie preparazioni :
Terrina: preparazione che parte da ingredienti solitamente crudi, tritati in modo grossolano e fatti poi cuocere al forno, all'interno del recipiente da cui prende il nome. Il legante, se è previsto, è di solito la gelatina.
Paté: impasto di carne, pesce o vegetali prima cotti e poi tritati finemente e successivamente legati col grasso, animale o vegetal. Si serve sempre con pane o cracker o altri accompagnamenti simili.
Rillette: originariamente riservata alle carni che venivano fatte cuocere nel loro grasso fino a sfilacciarsi del tutto e poi grossolanamente tritate e legato con lo stesso grasso di cottura.
Mousse: preparazione a base di carne, pesce, vegetali crudi o cotti, il cui legante è la prima montata e/o l'albume, da incorporare al posto del burro.

Con le definizioni mi fermo qui, ma si sa che dietro ad ogni piatto c'è una storia, ed io sono troppo curiosa :)


"Di forma ovale, la terrina è un contenitore generalmente collocato su un vassoio, con un rivestimento e accompagnato da una grande cucchiaio ovale e una forchetta per servire. L'origine del piatto è un pò misterioso; è probabile che questo tipo di contenitore sia una lussuosa imitazione dei modesti contenitori di terra cotta, senza piedi nè manici, utilizzate in cucina per la cottura dei paté. Tuttavia sembra che nelle terrine d’argento venissero serviti piatti che assomigliavano a dei ragù. Insieme alle zuppiere di forma rotonda, le terrine facevano parte gli elementi più importanti del servizio da tavola. Nella prima metà del XVIII secolo, un numero costante e uguale di pentole e zuppiere è stato integrato ai servizi, ma questo equilibrio non è durato" - "Tians e terrine hanno una comune etimologia: tian è una vecchia parola provenzale derivante dal grego tegamon che significa padella per friggere e che indica un piatto in terra cotta; terrina deriva dal vecchio vocabolo francese terrin , attestata a partire dal XIV secolo e che significa pentola di terracotta. E’ quindi lo stesso piatto che in lingua d’Oil si chiama terrina e in lingua d’Oc (Occitano) si chiama tian -. La differenza principale tra questi due piatti di argilla è che il Tian è un piatto terracotta smaltata generalmente rettangolare e scoperto, mentre la terrina, smaltata o no, è sempre coperta con un coperchio.
Ma da dove proviene?

"Il maresciallo Contades, comandante militare di stanza in Alsazia fra il 1782-1788, volle rispettare il regime culinario di quella provincia e prese con sé il suo cuoco normanno di nome Close. Il giovane cuoco si era guadagnato una certa reputazione nell’alta società del tempo. Egli intuì ciò che il foie gras poteva diventare in mani esperte. Con l'aiuto di combinazioni classiche prese in prestito dalla scuola francese, lo elevò –sotto forma di paté-, al livello di piatti da sovrani, addensando e concentrando la materia prima, circondandolo con ripieni di carne di vitello e lardo tritati che copriva con una sottile crosta dorata e finemente decorata. Questo era il paté di foie gras originale.
Nel 1788 il maresciallo Contades fu sostituito dal maresciallo Stainvillier così Close prestò servizo per qualche tempo presso il Vescovo di Strasburgo, ma avendone abbastanza di fare da servitore, sposò la vedova di un pasticcere francese di nome Matie, si stabilì a Strasburgo dove, per la prima volta, vide vendere quei meravigliosi paté che fino ad allora erano stata la gioia esclusiva del Vescovo, di M. de Contades e dei loro ospiti. Con la rivoluzione francese, i parlamenti sparirono assieme al vecchio regime. I nobili licenziavano i loro cuochi, e proprio uno di essi, Doyen, il cuoco del Presidente del Parlamento di Bordeaux, andò a cercare fortuna a Strasburgo. Giovane, intelligente ed ambizioso, il giovane Doyen inizia dapprima con le preparazioni più semplici come le chaussons de pomme (sfogliatine alle mele), dove eccelleva, poi scoprì les chaussons de veau (fagottini di vitello tritato); ma il paté di Close era ciò che gli interessava veramente, a cui però mancava qualcosa, e quel qualcosa lo trovò lui : con l’aggiunta del tartufo profumato del Perigord l’opera fu completa”
 Histoire de la terrine ou du pâté de foie gras J. FAVRE Dictionnaire universel de la cuisine.1895

Tornando a noi. :)
Per la mia terrina avevo poche idee ma confuse :))
1.volevo fare una terrina in crosta
2.di carne,
3.di un solo tipo di carne, non amo i mix
4.di carne di maiale,
5.ma con anche la mortadella,  eh
6.si ma non comperata,
7.fatta in casa,
8.allora ci vuole la spalla del maiale, uhhh con le bacche di ginepro!
9.ci faccio una marinata con la birra rossa e poi una parte la macino,
10.una parte la taglio a listarelle che lo dice anche Bocuse
11.eppoi del maiale non si butta via niente, lardo compreso 
12.e allora ordiniamo il lardo fresco dal macellaio, che un pò lo frullo con la spalla
13.e col ghiaccio tritato ci faccio la mortadella
14.e un pò lo faccio a listarelle, come per la spalla ma le sbollento prima come fanno per la mortadella
15.e magari ci metto del prosciutto cotto
16.oltre la pancetta della copertura ovviamente...
Ecco nati i frutti di porco :)
L'abbinamento con i frutti di bosco era lì a portata di neurone (esausto) e ho ceduto alle loro meravigliose sfumature di rosso e al loro sapore aspro che col maiale ci sta benone!
Nei camini ho colato gelatina. Ai frutti di bosco, ovviamente :)

Grazie Giuliana, mai avrei fatto una terrina se non fosse stato per te, la nostra gallina dalle terrine d'oro! :))


Ed ecco la mia:
TERRINA AI FRUTTI DI PORCO


Per il ripieno
700 g di spalla di maiale
400 g di lardo fresco in un solo pezzo
250 g di ghiaccio tritato
300 g di prosciutto cotto in una fetta
250 g di pancetta tagliata sottile
1 uovo
200 g di frutti di bosco misti(io surgelati, se in stagione meglio freschi)
pangrattato q.b.
Mix di spezie:
1/2 cucchaino di paprika forte
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
1 spiccio d'aglio tritato
sale e pepe q.b.
Per la marinata
300 ml di birra rossa
2 foglie di alloro
qualche bacca  di ginepro
qualche grano di pepe nero
un rametto di salvia
Per la pasta (Ricetta tratta da Torta a Torta)
300 g di farina 00
90 ml di birra rossa
100 ml di olio evo
1 cucchiaino di salamoia bolognese (mix di sale, rosmarino, salvia, aglio tritati)
Per la gelatina
frutti di bosco misti
2 fogli di gelatina
2 bicchieri d'acqua
Per spennellare la superficie
1 tuorlo
2 cucchiai di latte
Per la salsa
1/2 scalogno
50 g di burro
40 di farina
50 ml di birra rossa 
100 ml di latte
1 cucchiaio raso di zucchero
sale e pepe nero al mulinello
Per le cipolle borrettane in agrodolce
500 g cipolle borrettane
una noce di burro
1 cucchiaio di miele
100 ml di aceto balsamico
sale e pepe nero al mulinello

Giorno 1
Tagliate la spalla di maiale a listarelle grosse e lunghe come un dito, pulendola man mano dalle nervature.
Mettete la carne in una ciotola capiente, versatevi sopra la birra, aggiungete l'alloro, la salvia e i grani di pepe e le bacche di ginepro leggermente pestati.
Coprite con pellicola e fate riposare in frigo una notte, mescolando un paio di volte per insaporire bene il tutto.
Preparate la pasta mettendo la farina in una ciotola, fate un buco al centro ed unite l'olio. Impastate velocemente fino a che la farina non abbia assorbito tutto l'olio, unite la birra e la salamoia e continuate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Avvolgetelo in pellicola trasparente e tenetelo in frigo fino al momento di servirvene.
Giorno 2
Scolate la carne dalla marinata ed asciugatela bene con carta da cucina.
Per preparare la farcia prendetene una metà e  macinatela col tritacarne poi prendete circa 250 g di lardo dal totale, tagliatelo a pezzetti e macinate pure quello.
Mettete il macinato di spalla nel bicchiere del frullatore con metà giacchio e il mix di spezie. Frullate a più riprese fino a che il ghiaccio non si sia ben amalgamato e la massa sarà montata e diventata di un bel rosa chiaro. Unite il lardo macinato col restante ghiaccio e continuate a frullare. Quando tutto sarà ben amalgamato e montato unite l'uovo e frullate fino a che non sarà incorporato.

Trasferite la farcia in una ciotola e mettetela in freezer mentre stendete la pasta (non più di mezz'ora) e preparate gli altri ingredienti: tagliate il prosciutto cotto e il lardo rimanente in listarelle di un cm per lato.

Sbollentate le listarelle di lardo per circa 3 minuti e poi raffreddatele subito in acqua ghiacciata. Asciugate e tenete da parte.
Accendete il forno a 180° C modalità statica.
Foderate uno stampo da plum cake con carta forno che sbordi da tutti i lati.
Stendete la pasta e ricoprite lo stampo facendo in modo che anche la pasta sbordi da tutti i lati per un paio di centimetri. Cospargete con del pangrattato e rivestite la pasta con la pancetta e fate un primo strato con la farcia, compattate bene e disponetevi sopra una fila di listarelle di spalla di maiale, accanto disponete una fila di listarelle di lardo, una di prosciutto cotto poi lasciate uno spazio per disporre i frutti di bosco ed ultimate con una fila di listarelle di maiale.





Coprite con un altro strato di farcia e ripetere la disposizione degli ingredienti come sopra. Ricoprite ancora con un ultimo strato di farcia.
Chiudete la superficie le parti delle fette di pancetta che strabordano, spolverizzate con poco pangrattato e chiudete con la restante pasta. Sigillate i bordi creando un decoro. Con la pasta avanzata potete fare dei ritagli sempre per decoro, a me ne è avanzata pochissima e ho potuto realizzare solo un piccolo decoro, ho riprodotto la codina del maiale che ho evitato di mettere accanto al buco del camino per evitare facili metafore :))

Ho praticato due buchi nell'impasto e inserito i camini (le bocchette del sac à poche) che serviranno per sfiatare il vapore e fuoriuscire il liquido che si formerà in cottura.
Spennellate la superficie col tuorlo mescolato col latte ed infonate.
Cuocete a 180°C per la prima mezz'ora, poi abbassate a 160°C per un'altra ora circa. Sfornate e lasciate raffreddare.
Verso la fine della cottura cominciate a preparate la gelatina.
Mettete i restanti frutti di bosco in una padellina, aggiungete un bicchiere d'acqua e portate ad ebollizione, schiacciando bene i frutti. Ammollate due fogli di gelatina in acqua fredda.
Passate i frutti con un colino e raccoglietene il succo. Riportate a lieve bollore poi spegnete ed unitevi la gelatina, mescolate bene e fate intiepidire.
Versate la gelatina pian piano attraverso i camini, fintanto che ne riceve. (Nota dolente: Io ne ho versata poca, non riuscivo a capire bene che giro facesse e per paura di fare disastri mi sono fermata. Peccato, perchè avrebbe colmato completamente il vuoto fra il ripieno e la crosta con anche un bellissimo effetto cromatico).
Trasferite in frigorifero dove la terrina deve riposare almeno un giorno.
Giorno 3
Preparate le cipolle:
in una padella rosolate le cipolle col burro, regolate di sale e pepe e aggiungete il miele.
Sfumate con l'aceto e fate cuocere fino a che non saranno tenere e si sarà formata una deliziosa salsina.
Per la salsa:
Rosolate lo scalogno tritato nel burro, aggiungete la farina e fate cuocere qualche minuto. Aggiungete la birra, il latte e lo zucchero.  Regolate di sale e pepe, coprite e fate cuocere per circa 10 minuti, passare la salsa al setaccio o frullarla con un mixer ad immersione.

Tagliate la terrina a fette spesse un paio di cm, sul fondo del piatto versate un cucchiaio di salsa, appoggiate vicino la fetta di terrina e completate con qualche cipolla in agrodolce.

Ta-daaaaan!

Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Marzo dedicato alle terrine



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