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Pizza tricolore


Carissima Antonietta,
quando ho visto la tua cheesecake sapevo avresti vinto tu.
Hai fatto una vera meraviglia, partendo dal nulla, com'è nel tuo stile.
Tutti gli ingredienti fatti in casa e perfettamente realizzati hanno reso il tuo dolce unico e speciale.
Una cheesecake tricolore che mi è rimasta nel cuore, per la genialità e la passione che vi hai riversato dentro.
Sapevo che Annalù e Fabio non sarebbero rimasti indifferenti davanti a cotanto splendore, e infatti.. :))
Con la tua vittoria mi hai  rischiarato giornate altrimenti destinate a restare nere.
Sapevo che avresti proposto una ricetta fantastica e che con la tua immensa generosità avremmo potuto imparare tantissimo. La pizza.. tutti dicono di saperla fare, me compresa. Ma solo ora capisco quanto ero lontana dal vero risultato.
Il tuo post, già stampato ed incorniciato, è quanto di più completo, chiaro ed esaustivo abbia letto sull'argomento. Tu hai il dono di prendere per mano il lettore e condurlo alla realizzazione di ricette impegnative senza sforzo e con grande naturalezza.

Ho scelto la ricetta del disciplinare, perchè non l'avevo mai provata e mi si è aperto un mondo, soprattutto grazie alle tue preziose indicazioni. 
E mentre impastavo speravo e pregavo di non uscirmene con una focaccia!!!! 
Ci sono riuscita secondo te? Spero che dalle foto di scarissima qualità che sono riuscita a fare tu riesca a capire che impasto mi è uscito fuori.
Comunque ti posso dire: mai più senza. L'esterno croccante e l'interno morbido non mi erano mai riusciti e non ci speravo neanche visto che ho un forno vecchiotto e malmesso. Ma la goduria provata all'assaggio è stata preceduta dal momento dell'impasto. Che meraviglia sentire questo impasto che si modifica sotto le dita, da un'ammasso grezzo diventare setoso e morbidissimo.
Una soddisfazione impagabile, una vera magia, di cui tu sei l'autrice, sei tu la nostra fatina buona, che elargisci, senza risparmiarti mai, consigli, conforto e indicazioni a noi, povere cenerentole :)) sfornatrici di focacce che sembrano pizze! :-D



La mia fantasia ultimamente latita -troppi pensieri- per cui ho usato pochi ingredienti ma che secondo me insieme stanno una favola, tanto per restare in tema :) e ho voluto usare ingredienti che ricreassero il tricolore: un omaggio a te che hai vinto con una torta tricolore, alla nostra amata Italia e al tricolore della nazionale di calcio, che in questi giorni non si parla d'altro ...:))
Il bianco della crema ottenuta dall'unione dei formaggi tipici delle nostre zone, la tua Mozzarella e il mio Parmigiano. Non avendo a dispozione una buona mozzarella di bufala, tanto meno una delle tue (sigh&sob) ho ripiegato per una fiordilatte di un caseificio della mia zona.
Parmigiano a casa mia fa rima con peperoni; non chiedermi perchè, ma è un binomio che adoro! Dei bei peperoni di un rosso bello acceso, arrostiti e marinati con olio ed erbe fresche.
Un tocco di freschezza, una salsina di rucola semplice semplice.

Indipercui :)

PIZZA TRICOLORE
Per l'impasto
ricetta del disciplinare della vera Pizza Napoletana
450 g di farina 00 (io proteine 12,5%)
250 ml di acqua minerale
12 g sale
1 g lievito di birra fresco

per la crema di mozzarella
1 mozzarella fiordilatte 
5 cucchiai di Parmigiano Reggiano 30 mesi

5/6 peperoni rossi
erbe miste fresche (menta, timo, basilico)
Olio extravergine di oliva
sale e pepe nero al mulinello

30 g di rucola
Olio extravergine di oliva q.b.
sale fino

Preparate i peperoni: lavateli e tagliateli in 3/4 falde ciascuno. Togliete i semi e disponeteli su una teglia foderata di carta forno. Arrostiteli a 180°C per circa 20/30 minuti, trasferiteli in un sacchetto da pane o avvolti in un foglio di allumino e fateli intiepidire. Chiusi così sarà più facile poi togliere la buccia.
Spellateli e tagliateli a strisce larghe un dito. Metteteli in una ciotola, coprite con olio evo e le erbette tritate  al coltello. Aggiungete un pizzico di sale, il pepe e mettete a riposare in frigo.
Per la crema di mozzarella mettete nel bicchiere di un frullatore ad immersione una mozzarella tagliata a pezzetti con metà del suo liquido. Aggiungete il Parmigiano grattugiato e frullate fino ad ottenere una crema che conserverete in frigo fino al momento di utilizzarla.
Preparate la salsina di rucola semplicemente frullando gli ingredienti, inserendo l'olio a filo. Tenete anche questa in frigo.

Preparate l'impasto.
Vi riporto il procedimento di Antonietta:
Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.
Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi finita la farina aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare  fino a raggiungere il “punto di pasta”. Il disciplinare dice che questa fase deve durare 10 minuti, a me è durata circa 5/6 minuti.
Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare 20 minuti. Non sottovalutare questo tempo: è estremamente necessario per ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico e una pizza soffice e asciutta.
DOPO 20 MINUTI DI LAVORAZIONE

Piegare e schiacciare ripetutamente, poi all’avvicinarsi dei 20 minuti l’impasto diventerà morbido e sempre più cedevole e infine avrà un aspetto setoso.
A questo punto riporlo in una ciotola di vetro o porcellana, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.
DOPO 2 ORE DI LIEVITAZIONE

Nota: prima cosa da verificare è che temperatura c'è nella vostra cucina. Questo è fondamentale per capire i tempi di lievitazione. I tempi sopra riportati sono per una temperatura dell'ambiente di 25°C. Se impastate a mezzogiorno e ci sono 30°C dovete considerare che i tempi di lievitazione diminuiranno come, al contrario, se impastate con temperature inferiori ai 25°C i tempi si allungheranno. Di quanto? Difficile da dire, troppe variabili. Potete però seguire il vostro buon senso e dalle due ore previste per la prima lievitazione a  25°C potete scendere a 1 ora/1 ora e mezza se l'ambiente è più caldo e salire anche a tre ore, tre ore e mezza se l'ambiente è più freddo. Idem per la seconda lievitazione.
Procedere alla staglio a mano.  Il disciplinare consiglia di ottenere dei panetti da un peso compreso tra i 180 e 250 g che corrispondono a tre/quattro panetti; dovendo usare un forno casalingo vi consiglio di ottenerne quattro. (io ne ho fatti 3)
Riporli su un telo non infarinato, perché essendo un impasto ben incordato, non si attaccherà durante la lievitazione, e lasciar quindi lievitare per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C (come previsto dal disciplinare).
Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello. Una volta che i panetti sono lievitati stenderne uno alla volta su un ripiano, stavolta va bene anche il legno, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo e poi, come fanno i pizzaioli veri, facendolo debordare roteandolo, in modo che avvenga un’estensione più delicata. NON VI AZZARDATE AD USARE IL MATTARELLO! :-)) rovinereste tutto il lavoro fatto finora.
Prelevare lo stampo dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare, condire** e infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto. (il disciplinare prevede 90 secondi di cottura in forno a legna

** per il mio condimento ho fatto così: prima ho messo le striscioline di peperoni e un giro d'olio d'oliva, ho infornato per 5 minuti poi  ho aggiunto la crema di Mozzarella e Parmigiano e lasciato cuocere altri 4/5 minuti.  Ho sfornato e in ultimo ho aggiunto qualche cucchiaino in qua e in là di salsina di rucola.



























Con questa ricetta partecipo all'MTC #58 dedicato alla pizza:


Al contadin non far sapere.. quant'è buono il cheesecake con le pere!


... e pure quant'è buono l'alloro con le pere!! Ovvero: le cose semplici sono anche le più buone!
I vincitori della sfida Mtchallenge n.56 sui biscotti, i bravissimi Annalù e Fabio di Assaggi di Viaggio, hanno proposto un classico della pasticceria d'oltreoceano il Cheesecake.
Adoro, adoro e adoro questo dolce e anche se le volte che l'ho preparato si contano sulle dita di una mano, le volte che l'ho mangiato hanno fatto contare svariati chili in più sulla bilancia.
Fra tutti i tipi preferisco il New York Cheesecake, nella sua semplice bontà e con quella meravigliosa consistenza del ripieno a contrasto con la base croccante. Ecco, ho di nuovo fame. :-))
Ringrazio Annalù e Fabio per questa sfida che mi ha regalato l'occasione per rifare questo dolce.
Appena letto della ricetta ho immaginato Annalù, che è farmacista, dispensare "pillole di dolcezza" sotto forma di cheesecake al posto dei medicinali. Quale conforto e medicina migliore c'è di un dolce? :-) Il buon Fabio assiste con la sua fedele macchina da scrivere  fotografica. (ahaha rido :-D)


Dalle Olimpiadi dell'antica Grecia ai tavoli dei vari Cheescake Factory sparsi per gli Stati Uniti, il cheesecake per secoli ha deliziato i palati di milioni di persone ad ogni latitudine.
Gli atleti greci furono i primi a gustare il precursore del cheesecake, un dolce fatto con formaggio di capra e miele, da cui traevano forza ed energie per le loro imprese sportive.
Ci pensarono poi i Romani a diffonderlo nel loro impero fino all'Inghilterra da cui il cheesecake salpò per le Americhe :-) assieme ai primi coloni.
Laggiù, si evolse fino alla versione più moderna fatta col cream cheese, un formaggio ricco e cremoso le cui prime indicazioni per la sua preparazione apparirono su un giornale della Pennsylvania nel 1769 e in decine di libri di cucina e riviste a partire dai primi anni del 1800.
Immagini da: qui
Fu però solo con la trasformazione tecnologica dell'industria caseria della seconda metà del 1800 che il cream cheese cominciò ad essere prodotto in larga scala: a partire dal 1875 William A. Lawrence, un lattaio di New York, dietro richiesta della ditta di alimentari Park & Tilford di creare una versione più ricca e delicata del formaggio francese Neufchatel, mise a punto una ricetta aggiungendo alla ricetta originaria della panna. Ottenne così un formaggio straordinariamente cremoso, che venne  commercializzato da un distributore newyorkese di nome Alvah J. Reynoldscol nome di Philadelphia Cream Cheese.
Nel 1903 vendette il marchio Philadelphia alla Phenix Cheese Company che nel 1928 venne acquisita dalla Kraft (oggi Mondelez International) diventando uno dei prodotti più popolari della multinazionale americana.

Oggi esistono mille versioni del cheescake (guardatene alcune nella stupenda infografica di Daniela con annesso psicotest by Giulia)
che utilizzano altrettante varietà di formaggi, io sono rimasta sul classico, per me il cheesecake è solo con la cream cheese.
Resistendo alle tentazioni del banco frigo, ho voluto provare a farmela in casa: ho consultato diverse ricette, studiato un pò i procedimenti e alla fine sono arrivata ad una ricetta semplice, con ingredienti facilmente reperibili con cui ho ottenuto un risultato altamente soddifacente :-) tiè.
Altra fase di studio è stata quella legata alla cottura e alla perfetta riuscita del dolce.
Ecco alcuni consigli:
Procuratevi un termometro digitale, ce ne sono moltissimi modelli che costano pochi euro e vanno benissimo per misurare le temperature, vi serviaranno per tantissime ricette, il cheesecake è una di queste.
Tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente (dal cream cheese, alle uova, a qualsiasi ingrediente aggiuntivo)
Mescolate gli ingredienti (specialmente le uova) a velocità media solo il tempo necessario per amalgamarli bene.
Le uova vanno aggiunte una alla volta a velocità bassa, evitando di incorporare aria che causerebbe la formazione di crepe del dolce durante la cottura.
Per evitare queste crepe, posizionare un recipiente d'acqua sul fondo del forno, mentre il dolce va posizionato sulla griglia al centro del forno.
Non aprire la porta del forno per i primi 30 minuti,
Non scuotere il dolce mentre cuoce o mentre raffredda.
Il cuore del cheesecake non deve superare il 70 °C altrimenti si crepa. L'ideale è toglierla dal forno quando raggiunge i 65°C. Potete seguire anche un metodo meno preciso: il cheescake è pronto quando scossanto delicatamente la teglia "sballonzola" leggeremente. Si stabilizzerà raffreddandosi.
Quando si raffredda il dolce tenderà a restringersi, ma i bordi del dolce restano attaccati allo stampo, provocando la formazione di crepe per cui,  quando lo sfornate, lasciatelo intiepidire qualche minuto poi passate un coltello delicatamente attorno al bordo prima che si raffreddi completamente. Alternativa è foderare bene lo stampo con carta forno.

E ora passiamo alla ricetta. Formaggio con le pere, è stata la mia idea.
Le pere le ho usate dentro la cheescake sotto forma di composta speziata e come copertura caramellate con l'alloro. Sì, l'alloro: credetemi, è la morte sua!!!
Per la base, ho fatto una frolla all'olio col cacao (grazie sempre, ragazzi di Acqua e Menta!), con un tocco rustico dato dalla farina di grano saraceno che ho pensato stesse bene con le pere e il resto.

Ed ecco qui:

Cheesecake alle pere

Per i biscotti al cacao
180 g farina 00
90 g farina di grano saraceno o integrale
30 g cacao amaro
100 g di zucchero
2 uova intere
100 ml di olio vegetale

Per la cream cheese
(ne otterrete circa 400 g)*
1 lt di panna fresca
120 ml di latte intero
50 ml di aceto di vino bianco
2 cucchiaini di sale fino

Per la composta di pere
2 pere (io ho usato le Abate)
il succo di 1/2 limone
1/2bicchiere d'acqua
100 g di zucchero integrale
2 foglie di alloro
2 chiodi di garofano
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaino raso di agar-agar

Per il ripieno
3 uova
100 di zucchero semolato
150 ml di panna fresca
400 g di cream cheese*
la composta di pere

Per la base
300 g di biscotti al cacao finemente tritati
90 g di burro fuso

Per la copertura di pere caramellate
1 pera tagliata a fettine
50 g di burro
50 g di zucchero integrale
2 foglie di alloro

Preparate in anticipo il cream cheese, 2 giorni prima della data in cui volete usarlo,
In una casseruola dal fondo spesso scaldate la panna, il latte e il sale a fuoco basso con retina spargifiamma, in questo modo non dovrete stare sempre lì a mescolare, basterà dare una girata ogni 5 minuti.
Quando il termometro arriva a 82 gradi togliete dal fuoco ed aggiungete l'aceto.
Assaggiate e se il sapore vi sembra poco acido o poco salato, regolatevi di conseguenza.
Con le dosi sopra per me era perfetto.
Lasciate riposare sempre nella casseruola 8 ore coprendola però con un canovaccio.
Trascorso il tempo trasferite il composto che nel frattempo si sarà rassodato, in un colino foderato con un canovaccio pulito, posto su una ciotola.
Stringete bene e legate i lembi del canovaccio come fosse un fagotto. Ponete a sgocciolare a cavallo di una ciotola fonda o di una pentola in frigo per altre 8 ore. (Io ho legato il fagotto con degli elastici e ci ho fatto passare due cucchiai di legno che ho messo a cavallo di una pentola capiente).
Il siero che raccoglierete sul fondo non buttatelo, potrete utilizzarlo per rendere morbidissimi pani, brioche, muffins, plum cakes..
Trascorso il tempo in frigo avrete il vostro cream cheese fatto in casa. E sò soddisfazioni!

Preparate i biscotti (meglio il giorno prima) e la base del cheesecae:
Nel bicchiere del frullatore ad immersione frullate le uova con l'olio e lo zucchero fino ad ottenere una crema.
In una ciotola setacciate le farine e cacao, aggiungete un pizzico di sale. Unite il composto di uova, amalgamate velocemente con una forchetta e finite a mano. Avvolgete l'impasto nella pellicola trasparente e fate riposare in frigo per un'oretta.
Nel frattempo pre riscaldate il forno, preparate un paio di teglie foderate con carta forno.
Stendete l'impasto e formate i biscotti, cuocete per 15 minuti a 170°C statico. Fateli raffreddare completamente e tritateli finemente.
Fate sciogliere a bagno maria il burro ed unitelo ai biscotti tritati. Stendete questo composto sul fondo dello stampo precedentemente ricoperto di carta forno, compattandolo e livellandolo bene. Fate lo stesso sul bordo per tutta la circonferenza. Tenete in frigo.

Preparate la composta:
Pelate e tagliate a dadini le pere e mettetele in padella con tutti gli altri ingredienti fuorchè l'agar-agar. Coprite e fate cuocere 45 minuti. Aggiungete l'agar-agar e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Spegnete, trasferite in una ciotola, togliete alloro e chiodi di garofano e frullate il tutto con un frullatore ad immersione. Fate intiepidire, coprite la ciotola con della pellicola trasparente e ponete in frigo.

Pre-riscaldare il forno a 250 °C statico.
Preparate il ripieno
Frullate il cream cheese con la panna  e lo zucchero, poi aggiungete un uovo alla volta, aspettando che il precedente sia ben amalgamato prima di aggiungere il successivo.
Versatene metà nello stampo, sformate la composta dalla ciotola, vedrete che sarà gelificata durante il riposo in frigo. Tagliatene un disco ed appaggiatelo sul primo strato di ripieno. Ricopritela con il restante ripieno.

Cottura
Ponete sul fondo del forno una teglia con un pò d'acqua. Infornate e fate cuocere per 10 minuti poi abbassate il forno a 100 °C e proseguite la cottura per un'ora e mezza circa. Il dolce sarà pronto quando la temperatura al centro segnerà 65°C e scuotendo delicatamente la teglia vedrete un piccolo tremolio al centro.

Raffreddamento
Importantissimo. Fate intiepidire poi ponete in frigo almeno 5/6 ore per stabilizzare il dolce, anche una notte. Io ho fatto l'errore di lasciarlo in frigo solo due ore e anche se in superficie non aveva fatto una piega, dopo l'aggiunta delle pere ha ceduto un pò al centro.
Quindi, non saltate questo passaggio, soprattutto perchè in questa ricetta la stabilità non è data da gelatina o altri addensanti ma solo dalle uova, dalla cottura e appunto, dal riposo in frigo.

Copertura:
Lavate, tagliate la pera in quattro e togliete il torsolo. Tagliatela poi a fette sottili per il lungo. In una padella fate sciogliere una noce di burro, unite le fette di pera, lo zucchero e l'alloro. Fate cuocere per circa 15 minuti coperto, poi scoprite e proseguite la cottura per cinque minuti. Togliete le fette di pera e fatele raffreddare su un piattino. Togliete l'alloro e fate addensare il liquido di cottura aggiungendo un cucchiaino di amido o farina.

Decorate la superficie con le pere caramellate disposte a raggiera sovrapponendole leggermente.
Servite con la salsina di pere.





























Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Maggio, dedicato al cheesecake:

Tortelloni di frolla burro e salvia con orange curd all'olio e ricotta


Dal titolo avrete capito che non ho resistito al richiamo della mia "bolognesità" neanche stavolta. E dire che l'MTChallenge di Aprile 2016 non c'entra niente con tortellini e tagliatelle. Questo mese si parla di biscotti. Anzi, si parla di una delle preparazioni più amate in pasticceria:  i biscotti di pasta frolla. Grazie ai vincitori della sfida sul brodetto, i meravigliosi Dani e Juri di Acqua  Menta , ripartiamo dalle basi, da una preparazione che sembra facile, ma che lo è veramente solo se si seguono pedissequamente i vari procedimenti, si dosano gli ingredienti in maniera precisa, senza sbilanciare la ricetta.
La pasticceria, si sa, è un'arte fondata sulla precisione :) e la pasta frolla è l'emblema di questa regola: basta infatti sbilanciare anche solo uno degli ingredienti per ottenere un risultato scadente o, peggio, immangiabile.
Nel loro post meraviglioso Dani e Juri spiegano perfettamente come ottenere una pasta frolla perfetta, leggete e stampate :-) , io vi faccio un piccolo riassunto:
Gli ingredienti principali di ogni frolla sono il grasso (burro, olio, strutto..) e lo zucchero che determinano la consistenza del prodotto finale: se utilizzate meno zucchero e più burro, ad esempio, otterrete una frolla molto friabile, dall'effetto sabbioso. Se invece utilizzate più zucchero rispetto al burro, la frolla sarà croccante, tipo quella che si usa per fare le crostate.
Il grasso principale che solitamente si usa è il burro, ma si ottengono ottime frolle anche con l'olio e, che ve lo dico affà :) con lo strutto (leggi: pasticciotti leccesi).
Il grasso ha il compito di creare una barriera attorno ad ogni particella di farina così da impermeabilizzarla e impedirle di sviluppare glutine una volta che arriva a contatto con i liquidi. Il glutine infatti rende le frolle gommose.
La farina deve essere debole, cioè con un bassa percentuale di proteine. La casalinga media, come me, potrà leggere la percentuale delle proteine sull'etichetta della confezione: su 100g le proteine dovranno essere massimo 9-10 g, che equivale ad un 9-10% . Sono forte in matematica, lo so :-))
La lecitina contenuta nell'uovo intero aiuta l'unione dei liquidi con i grassi ed evita che il glutine della farina assorba troppa acqua, che renderebbe la frolla gommosa. 
I liquidi come acqua, latte o  succhi rendono la frolla più elastica e meno friabile, quindi attenzione alle dosi.
Non impastate troppo la frolla, basta il tempo di amalgamare gli ingredienti. Se si impasta troppo, il calore delle mani "brucia" il grasso, cioè separa la parte grassa dal liquido e la vostra frolla non starà insieme.
I metodi di lavorazione della pasta frolla sono 3: classico, sabbiato e montato.
Il metodo classico prevede la lavorazione del burro con lo zucchero, gli aromi e i liquidi. In ultimo la farina. Si ottiene una frolla delicata, non troppo friabile.
Per il metodo sablè si mescola la farina con il burro, ottenendo un composto simile appunto alla sabbia bagnata, si aggiunge poi lo zucchero e alla fine i liquidi previsti nella ricetta. Importante il riposo il frigo di una notte. Si ottiene una frolla friabile.
Il metodo montato consiste montare il burro morbido con lo zucchero, gli aromi e il sale. Si aggiungono poi i liquidi ed in ultimo la farina. Si ottiene un composto molto morbido perfetto per biscotti o frollini, che andranno formati con l'aiuto del sac à poche. Prima di cuocerli vanno fatti riposare in frigo, il freddo indurirà il burro presente nell'impasto e manterranno meglio la forma. 

Quindi avete capito, che con la pasticceria non si pasticcia :-) ma occorre rigore e precisione.

Quindi questo mese prepariamo i biscotti grazie alla coppia più bella del web, due ragazzi molto bravi e competenti, con un blog bellissimo pieno di ricette dettagliate, ben spiegate, che funzionano.
Pensarli come i famosi innamorati delle vignette-cult "Love is..." di Kim Casali è stato tutt'uno.. :-) ed eccoli qua, la Dani e Juri alle prese con una situazione che potrebbe mettere alla prova la più solida delle coppie :-))))

Per la mia ricetta ho voluto ricreare la forma dei miei amati tortelloni,  quelli con la ricotta dentro che si condiscono col burro e salvia.. Ed ho cercato di far sì che tutti gli aromi entrassero in gioco in diversi modi: aromatizzando la panna che ho usato per il burro alla salvia, aromatizzando per infusione le uova che ho usato nella frolla e nell'orange curd, uniti al classico metodo di unire gli aromi grattugiati e tritati finemente (scorza d'arancia e salvia). Quindi i profumi e i sapori uniti dentro, fuori e tutt'intorno :))) in modo che penetrassero bene negli ingredienti, che si sentissero "forti e chiari", senza essere invadenti.
Il curd è tutta colpa dell'Alessandra Gennaro, da cui ho imparato i segreti di questa preparazione, da cui traggo sempre ispirazione e che mi inizia a nuove dipendenze  :)))


Tortelloni di frolla al burro e salvia con orange curd alla ricotta


Burro alla salvia fatto in casa 
(otterrete circa 90 g di burro)
250 ml di panna fresca
5 foglie di salvia

Frolla metodo classico 
(da una ricetta di Leonardo di Carlo come da post di Acqua e Menta)
200 g farina debole 00
100 g zucchero velo
90 g di burro alla salvia
1 uovo aromatizzato*
un pizzico di sale
la scorza grattugiata di mezza arancia
le 5 foglie di salvia tritate finemente

Orange lemon curd all'olio con ricotta
1 tuorlo e 1 uovo aromatizzati*
succo e scorza grattugiata di mezza arancia
100 g di zucchero
1/2 cucchiaio di olio evo
50 g di ricotta di mucca

Tutte le preparazioni vanno fatte il giorno prima (per le uova aromatizzate contate 2 gg), il giorno dopo dovrete solo formare, cuocere e farcire i biscotti.

*Aromatizzate le uova: questo metodo l'ho scoperto da un libro che parla di chimica in cucina applicata alle uova "Uovo Perfetto" di Filippo Cangialosi con Davide Bruno (Youcanprint - Selfpublishing) lettura interessantissima ed illuminante.
Tra le varie tecniche di cottura, nozioni di chimica e metodi di trattamento delle uova ho scelto l'infusione in soluzine acquosa: "Sfruttando la porosità del guscio, si può insaporirlo prima di cuocerlo tenendolo a bagno in un liquido aromatico. Le particelle aromatiche in soluzione passano attraverso il guscio. Possiamo immergere l'uovo per 24 ore in una qualunque soluzione acquosa aromatizzata: acqua, vino, tè, caffè, succo d'arancia, infusione di erbe, brodo..".
Mettete le uova in un colino e versatevi sopra acqua bollente, per igenizzare il guscio. Preparate un'infusione mettendo 4/5 foglie di salvia e la scorza intera d'arancia in un pentolino con acqua bollente. Lasciate raffreddare, unite le uova (devono essere completamente coperte dall'acqua), coprite con coperchio e lasciatele in infusione per 24 ore in frigo.


Preparate il burro (un post completo e interessantissimo lo trovate su Mtchallenge.it): ho prima aromatizzato la panna scaldate la panna a 60 gradi circa (non deve bollire), spegnete il fuoco, unite la salvia, coprite il tegame e lasciate raffreddare. Trasferite in frigo 1 notte.
Filtrate la panna in una ciotola e con le fruste elettriche cominciate a montarla (conservate le foglie di salvia, sciacquandole e asciugandole bene).


Quando la panna sarà ben soda, continuate comunque a frullare fino a quando vedrete che una parte solida (il burro) si dividerà da una parte liquida (latticello). Scolate bene il burro strizzandolo in un foglio di garza o un tovagliolo. Sciacquatelo con acqua e asciugatelo bene poi ponetelo in una ciotolina di vetro o ceramica. Coprite con pellicola e tenetelo in frigo fino al momento di servirvene.

Preparate il curd: in una casseruola dal fondo spesso unite l'uovo, il succo e la scorza di arancia e lo zucchero. Mescolate bene a freddo poi ponete su fiamma medio bassa, mescolando continuamente fino a che non si addensa. Passate il curd con un colino a maglie fitte, unite l'olio  e mescolate bene. Trasferite in un contenitore di vetro o un vasetto e mettete in frigo a raffreddare. Setacciate la ricotta ed unitela al curd freddo. Tenete in frigo. Note: come dice l'Alessandra, non occorrono nè amidi nè colla di pesce per far addensare il curd, abbiate fede :))

Preparate la frolla: in una ciotola lavorate il burro con un cucchiaio per ammorbidirlo. Unite lo zucchero a velo (setacciato), le foglie di salvia tritate finemente, la scorza di arancia grattugiata e un pizzico di sale e amalgamate bene.
Unite l'uovo e fate assorbire, in ultimo aggiungete la farina.
Lavorate velocemente fino ad ottenere un impasto omogeneo, avvolgetelo in pellicola e fatelo riposare 1 notte.

Pre- riscaldate il forno a 160°C modalità statica.
Ricavate i biscotti con una forma a goccia (la punta in alto e una parte rotonda in basso). Sulla metà dei biscotti ottenuti formate un buco circolare, disponeteli su una teglia foderata di carta forno e cuoceteli per circa 12-15 minuti. Non dovranno dorare troppo.
Fateli raffreddare, e sui biscotti senza buco spalmate un poco di orange curd.
Chiudete con i biscotti col buco e servite.

Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Aprile di  dedicato ai biscotti:


SIAMO TOURNATI- LE TORTE SALATE & L'MTCHALLENGE IN TOUR


E' con enorme piacere e una vagonata d'orgoglio misto a felicità, emozione e un pò di tremarella che vi annuncio l'uscita in tutte le librerie d'Italia del nuovo libro targato MTChallenge "Torte Salate",  edito da un colosso dell'editoria come Gribaudo (Gruppo Feltrinelli) che verrà presentato oggi alle 18,30 alla Libreria Mondadori Megastore in Via Marghera 28 a Milano. 
Se avete sempre relegato queste preparazioni ad un semplice "srotolo un rotolo di pasta e gli butto dentro qualcosa" con questo libro potrete redimere i vostri peccati, risparmiare tempo, fatica e denaro e sfornare delle meravigliose torte salate che lasceranno a bocca aperta tutti i vostri ospiti.
Brisée, pate à foncer, quiche, frolla salata, cottura in bianco... non solo diventeranno parte del vostro vocabolario quotidiano, imparerete anche a realizzarle in maniera impeccabile, con un risultato che lo sentirete subito al primo morso, e subito dopo nei successivi :)
Dalla penna magistrale di Alessandra Gennaro, scoprirete tutto quello che c'è da sapere di queste preparazioni, avrete a disposizione più di 100 ricette originali, con ingredienti ed accostamenti assolutamente inediti e gustosi perchè elaborati durante la sfida da una delle Community più toste e preparate del web e dintorni, che nonostante abbia fatto dell'autoironia e della leggerezza il proprio tratto caratteristico, e nonostante non si vinca nulla :) quando si tratta di giocare all'Mtchallenge diventiamo tutti maledettamente seri :))
Diventiamo serissimi poi quando si tirare fuori qualcosa di buono, non solo dal forno: parte del ricavato di questo libro sosterrà l'attività di Piazza dei Mestieri

Quella di oggi sarà una giornata memorabile, a cui seguiranno quelle delle altre presentazioni organizzate in diverse città da Nord a Sud. 
In questa bellissima infografica di Dani Pensacuoca e Mai Esteve cìè tutto e di più:


Qui le tappe del tortatour in dettaglio:
Milano Giovedì 31/3 ore 18,30 Libreria Mondadori Megastore via Marghera 28 interviene Fernanda Roggero 
Torino Lunedì 4/4 ore 18.30 Piazza dei Mestieri via Jacopo Durandi 13 (1° piano) 
Genova Martedì 5/4 ore 18 La Feltrinelli Libri e Musica Via Ceccardi 16r–interviene Sergio Rossi Verona Mercoledì 6/4 ore 18 la Feltrinelli Libri e Musica via Quattro Spade 2 interviene Stefania Berlasso 
Padova Giovedì 7/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie via S.Francesco 7 interviene Antonino Padovese Firenze Venerdì 8/4 ore 21.00 - la Feltrinelli RED, piazza Repubblica 26 – Interviene Raffaella Galamini 
Bologna Martedì 12/4 ore 19 Librerie Coop Eataly via Orefici 19 – Interviene Gino Fabbri 
Parma Mercoledì 13/4 ore 18 La Feltrinelli Libri e Musica Via Farini 17 interviene Arianna Gandolfi Roma Giovedì 14/4 ore 18 la Feltrinelli Librerie Via Orlando 78/81 - interviene Eleonora Cozzella Napoli Venerdì 15/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie P.zza Dei Martiri, 23 interviene Luciano Pignataro Catania Sabato 16/4 ore 18 La Feltrinelli Librerie Via Etnea, 285 interviene Andrea Graziano

Una piccola anteprima del libro:


e la mia vignetta per l'occasione:




Io sarò alla presentazione di Bologna, il prossimo 12 Aprile e vi aspetto numerosi!



Brodetto di pesce con passatelli


Una delle cose che mi sono rimaste più impresse del corso di scrittura tenuto dalla mitica Alessandra Van Pelt Gennaro  durante l'ultimo Raduno MiTiCo, è stato il suo consiglio di avere sempre bene in mente a chi si vuole rivolgere il nostro scritto.
Volendo mettere in pratica un pò di questa teoria, ho deciso di provare a scrivere questo post come una lettera diretta ad Annamaria :) aspettando con trepidazione il suo giudizio e le correzioni con biro rossa della Van Pelt :))

Cara Annamaria,
innanzitutto, buon compleanno! E' stato per caso che, cercando in rete qualche tua foto, ho visto che sei nata oggi, e che oltretutto oggi compi i tuoi primi, splendidi, 50 anni :)!
Non ci conosciamo di persona, ma ho avuto modo di imparare molto di te leggendo i tuoi post e le tue meravigliose ricette.
Le storie che racconti, i dialoghi di A-gata e Pina sono tanto piacevoli quanto profondi, perchè nascondono fra le righe significati e messaggi importanti, che parlano della tua sensibilità, della tua fantasia e del tuo talento, gli stessi che ritrovo ogni volta nelle tue ricette. 
Contrariamente a te, io non scrivo molto di me nei miei post, anzi, per dirla tutta, non scrivo molto e basta.  Preferisco lasciar parlare i disegni o le ricette, e che ognuno ci legga quel che preferisce.
Oggi per te farò una piccola eccezione.
Perchè per questa sfida n.55 dell'MTChallenge hai proposto una ricetta per me particolare, perchè richiama ricordi ed emozioni della mia infanzia, e che, nel rielaborarla per questa sfida, ha proprio fatto la differenza in un determinato momento della mia vita.
Devi sapere che il brodetto di pesce è sempre stato il piatto forte della vigilia di Natale a casa mia, fin da piccola, anche se io odiavo il pesce e non ne volevo sapere di assaggiarlo.
Mia madre, con grande pazienza e perserveranza, continuava a propinarmelo ogni anno e crescendo, ho cominciato ad apprezzarlo.
Negli anni questo piatto è diventato parte integrante di una serie di consuetudini legate alle preparazione dei festeggiamenti per il Santo Natale a casa Carloni.
Si partiva puntuali l'8 dicembre con l'addobbo dell'albero e con l'altrettanto puntuale disputa fra i miei genitori per scegliere fra l'albero vero e l'albero finto: i primi anni sempre vinta da mio padre con il risultato che la casa si riempiva di un meraviglioso ed intenso profumo di pino. Gli anni successivi fu vinta ripetutamente (e senza possibilità di rimonta) da mia madre e dal suo animo ecologico e profondamente rompicoglioni :). Il profumo di pino sparì, ma non sentimmo più neanche i brontolii di mia madre, e non è poca cosa, credi a me.
Dopo qualche giorno di calma apparente, mia madre iniziava la stesura del menù natalizio: cominciava a scrivere freneticamente su decine di biglietti volanti ogni sorta di portata, rispolverava i ricettari delle sorelle Simili, estorceva a  mio padre, seduto con lampada in faccia, solenne giuramento che sarebbe andato lui, a far la fila dal pescivendolo Brunelli in via Drapperie il giorno dell'antivigilia, con tutto ciò che questo comportava. 
Infatti, davanti a questo negozio storico, nell'altrettanto storico centro di Bologna, la fila per prendere il pesce è sempre stata piuttosto lunga (è il migliore della città, senza dubbio) e sotto Natale ancor di più. E' capitato anche a me, quando ho avuto l'età per prendere l'autobus da sola, di essere scelta per la missione "pesce della Vigilia" ma non mi dispiaceva più di tanto perchè,  nelle mezz'ore passate ad aspettare il mio turno, potevo assistere ad una piccola magia di Natale: l' instaurarsi tra le persone in fila di un certo sentimento di complicità, di appartenenza ad un destino comune :) che rendeva anche piacevole tutto quel tempo speso in piedi al freddo. Ci si raccontava ricette: "e tu il brodetto come lo fai", e "no, da noi solo il baccalà" e "l'aglio non si tocca" ecc, si parlava del tempo, qualcuno prendeva perfino le ordinazioni dei caffè e si staccava dalla fila per portarlo a tutti, ogni tanto volava qualche improperio, rigorosamente in dialetto bolognese. Insomma, una piccola famiglia nata e disfatta nel tempo che ci voleva per arrivare al banco ed uscirne col sacchetto pieno di pesce. 
Il Natale in casa Carloni proseguiva poi con l'abbuffata del giorno di Natale a base di tortellini e bollito misto, con le lasagne di Santo Stefano sbafate con un occchio alla tv che trasmetteva il concerto di Vienna ed infine con la promessa che "l'anno prossimo stiamo più leggeri", ovviamente sempre puntualmente disattesa.
La ricetta che hai proposto, mi ha riportato a rivivere -anche se fuori stagione- quei ricordi e quelle atmosfere che,  anche se so che non torneranno più, rimarranno per sempre parte di me e mi scaldano il cuore nei momenti di difficoltà. 
Momenti come questo che sto vivendo, dove una persona cara sta soffrendo e le cui speranze di guarigione sono incerte quanto è incerta e imprevedibile la mente umana. 
Sabato scorso, come ogni sabato, sono passata a prenderla per pranzare da noi. Dopo aver mangiato,  ho provato a farle preparare qualcosa, lei che ha sempre cucinato volentieri ed è un'ottima cuoca.
Rimettere le mani in pasta, le ha regalato qualche momento di serenità e vederla impastare, mescolare, dosare gli ingredienti, con i gesti che neanche la malattia riesce a toglierti dalla testa perchè ormai sono parte di te, è stato un vero toccasana per tutti. Un momento che ha fatto la differenza sicuramente per lei, quel giorno, e un pò anche per tutti noi perchè ci ha dato la speranza che forse da lì si possa ripartire, dai gesti quotidiani imparati in una vita intera, per farle ritrovare se stessa.
Il gesto di quel giorno è stato per impastare dei passatelli, che ho pensato subito fossero perfetti da proporre con questa zuppa di pesce "alla Carloni".
Ho tolto il Parmigiano e li ho insaporiti con scorza di limone, un poco di fumetto e un buon olio extravergine di oliva, perchè si abbinassero meglio col pesce.
Nella zuppa, ho fatto un paio di varianti alla mia originale, ho tolto il pomodoro ed ho aggiunto qualche spezia in onore della tua città natale, Venezia, di cui le spezie rappresentarono la base della sua ricchezza. Gli spezieri veneziani mescolavano i gusti, studiavano le combinazioni delle varie spezie e divennero i più abili mercanti al mondo, inventando pure il packaging delle spezie, i famosi "sacchetti veneziani" che contenevano miscugli di aromi come pepe nero, zenzero, zafferano, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, coriandolo. Proveniendo da terre avvolte nel mito, le spezie rappresentano sempre qualche cosa di unico e particolare ("species" in latino significa speciale, ricco, di valore).  
Così, oltre al classico pepe nero, ho aggiunto un paio di chiodi di garofano e una noce moscata nel fumetto e  un pizzico di lemongrass nella cottura della zuppa, una spezia che non conoscevo che mi ha portato Alessandra da Singapore e che mi piace molto per la nota fresca e un pò pungente che dà ai piatti, senza coprire il sapore degli altri ingredienti.

Tutto qua, cara Annamaria. Ci volevi tu a farmi "vuotare il sacco" :) ed ispirarmi per fare questa zuppa di pesce che ci è piaciuta moltissimo.

Concludo con la mia solita vignetta: la prima immagine che ho avuto di te, quando ho saputo della tua vittoria, è stata in mezzo alla laguna di Venezia come una bellissima sirena che nuota ed incanta ogni creatura del mare... o del brodetto? :)


Grazie di tutto,
Franci 


BRODETTO DI PESCE
con passatelli
 per 4 persone
1,5 kg circa di pesce
1 scorfano
1 triglia
1 coda di rospo
6/7 moscardini
2 seppie
4/5 calamaretti
1/2 palombo
7/8 gamberi
1/4 di bicchiere aceto balsamico
1 scalogno
1 peperoncino secco
prezzemolo qb
un pizzico di lemongrass (citronella) in polvere
sale e pepe nero al mulinello
 
Per il fumetto
le carcasse dei pesci
1 carota, 1 costa di sedano
1 noce moscata
2 chiodi di garofano
1 foglia di alloro
pepe nero in grani
3 lt di acqua fredda e cubetti di ghiaccio
per i passatelli
300 g di pangrattato 
1 uovo grande
fumetto di pesce qb
scorza di 1/2 limone
sale e pepe nero al mulinello
olio d'oliva extra vergine qb
1 pizzico di noce moscata


Prima di ogni cosa studiamo la bellissima infografica di Dani Pensacuoca
 

Pulite e sciacquate tutto il pesce, tagliate a rondelle le seppie e i calamaretti, togliete il carapace ai gamberi, eviscerate, squamate e sfilettate lo scorfano, la triglia e la coda di rospo e con delle pinzette togliete le lische più sottili dai filetti, poi riponeteli in frigo, coperti con pellicola trasparente.


Preparate il fumetto: in una casseruola capiente scaldate un giro d'olio e rosolate le carcasse dei pesci (teste, lische, code), premendole sul fondo con un cucchiaio.
Aggiungete acqua fredda e qualche cubetto di ghiaccio e portate a bollore. Unite poi la carota, il sedano, e gli odori (alloro, qualche grano di pepe, i chiodi di garofano) e proseguite la cottura fino a che il liquido si sia ristretto di metà. Filtrate e tenete da parte al caldo.
Preparate i passatelli mettendo in una ciotola capiente il pangrattato e la scorza grattugiata di limone, fate un buco al centro e rompetevi l'uovo. Sbattete con una forchetta cominciando ad incorporare il pangrattato, aggiungendo un giro d'olio e un pò di fumetto fino ad ottenere un impasto abbastanza compatto, regolate di sale e pepe e aggiungete la noce moscata. Continuate ad amalgamare con le mani fino a quando il composto non starà insieme. Formate una palla, avvolgetela in pellicola trasparente e riponetela in frigo.

Preparate il brodetto: In un recipiente largo e basso scaldate qualche cucchiaio d'olio extravergine e fate rosolare lo scalogno tritato finemente e il peperoncino frantumato.
Aggiungete i moscardini, le seppie e i calamari, fate rosolare qualche minuto, sfumate con l'aceto balsamico e aggiungete un paio di mestoli di fumetto. Regolate di sale e pepe ed unite il lemongrass.
Cuocete per 5 minuti poi unite la coda di rospo e i gamberi, aggiungendo altro fumetto.
Dopo 10 minuti unite i filetti di triglia e scorfano tagliati a cubetti e i pezzi di palombo.
Proseguite la cottura per altri 5-10 minuti senza mai mescolare, potete al massimo scossare il recipiente.
Formate i passatelli mettendo l'impasto dentro uno schiacciapatate a fori larghi, schiacciate con forza e tagliate i passatelli che escono con un coltello.  Negli ultimi minuti di cottura uniteli al brodetto, aggiungendo un mestolo di fumetto se necessario. Coprite con un coperchio e portare a cottura, ci vorranno giusto due-tre minuti.
Spegnete il fuoco e completate con del prezzemolo fresco tritato al coltello.
Fate riposare un poco il brodetto prima di servirlo, e se ve ne avanza, il giorno dopo è ancora più buono.




 

Z di Zagabria -Croazia- ultima tappa dell'Abbecedario Mondiale!


Ciao a tutti!
Oggi inauguro l'ultima tappa dello straordinario viaggio gastronomico virtuale intorno al mondo dell'Abbecedario Culinario Mondiale, un progetto ideato da Eloisa di Trattoria Muvara!



Siamo giunti alla Z, in questo caso è la Z di Zagabria, capitale della Croazia, splendida nazione piena di fascino, storia e cultura. Ci fermeremo qui da oggi fino al 3 aprile!

Entrata a far parte dell'Unione Europea solo recentemente -dal 2013- in passato fu parte del Regno d'Ungheria, successivamente dell'Impero Asburgico ed infine del Regno di Jugoslavia, fino a quando, nel 1991, ottenne l'indipendenza.
fonte:Wikipedia
Zagabria è il nome della capitale ed anche della regione sviluppatasi intorno ad essa, anche se Zagabria non ne fa parte perchè costituisce una regione a sè stante.
Zagabria è sede dei principali organi dello Stato (Parlamento, Governo, Corte Suprema) nonchè di tutti i ministeri.E' una città meravigliosa, piena di vita, di cultura, di storia. Il suo passato ne ha delineato i contorni attuali e ne ha fatto una capitale multiculturale, dove il passato e il presente si mischiano e si rincorrono, fondendosi in armonia e rendendo unica e meravigliosa questa città.

Sorge sulle rive del fiume Sava, ed è divisa in due parti: la città bassa -dove si trovano numerosi musei e teatri- e la città alta -che accoglie il centro storico. Queste due parti sono unite da una funiculare.
Città alta - Immagine da qui

Tra i principali monumenti e luoghi d'interesse della capitale croata troviamo la Cattedrale dell'Assunzione, costruita in epoca medievale che ha attraversato, come tutti gli edifici che si rispettino :-) numerosi crolli, distruzioni e ricostruzioni. La versione attuale risale all'ultima ricostruzione avvenuta nel 1880.

Immagine da qui

la piazza centrale della città, piazza Ban Jelačić, è intitolata al governatore che nel diciannovesimo secolo guidò le truppe croate contro l'Ungheria. 
 
il mercato Dolac, situato a pochi passi da Piazza Jelačić, è il fulcro del commercio di Zagabria fin dal 1930. Aperto tutti i giorni, gli agricoltori ed artigiani si riuniscono qui per vendere i loro prodotti sotto i caratteristici ombrelloni a strisce rosse e bianche.
Immagine da qui


la chiesa di San Marco, dall'inconfondibile tetto con le tegole che creano l'immagine dello stemma del Regno Asburgico di Croazia e della città di Zagabria
Immagine da qui


Il museo Mimara ospita un'enorme collezione d'arte (oltre tremila opere d'arte dal Medioevo al XX° secolo provenienti dall'Europa e dal Medio ed Estremo Oriente) donata da Ante Topić Mimara, collezionista e filantropo croato, morto a Zagabria nel 1987. Qui si possono ammirare alcune delle opere di Raffaello, Caravggio, Rembrandt, Manet, Degas, Renoir, Goya per citare i più famosi.

Immagine da qui


Insomma, Zagabria è un meraviglioso insieme di meraviglie architettoniche e paesaggistiche e qui, come dicevo ad inizio post, si possono trovare un pò di tutte le culture degli stati a cui è stata assoggettata; Austria, Ungheria, Jugoslavia, Trieste.. Naturalmente queste influenze hanno riguardato anche le ricette tipiche della cucina locale.
Un esempio ne sono i Cevapčići, piccole polpettine allungate di carne insaporite con cipolla e paprika. Molto diffusi nella penisola balcanica e nel nord est italiano nelle provincie di Udine, Trieste e Gorizia serviti con la salsa avjar, una prelibatezza fatta con peperoni rossi.
Il nome deriva dal persiano kebab, unito al diminutivo delle lingue slave -čići, da cui ćevapćići o ćevapi in alcune zone della Serbia. 
Le ricette che vi propongo me le ha gentilmente passate la mia amica Mari del blog Lasagnapazza, lei è una cara amica e un vero talento in cucina, vive a Trieste ma ha origini Piemontesi, Pugliesi e Liguri, ha sposato un Salentino e, come Zagabria, ha assorbito influenze di varie culture e popoli, il risultato è uno straordinaria sensibilità e un innato talento in cucina. Mari prepara spesso questi deliziosi cevapcici accompagnati con la salsa avjar.
Io li ho immaginati come un'allegra famigliola, eterogenea e pasticciona.
Così vi invito a conoscere i Cevapčići.. meet the Cevapcici! :)


Ćevapčići

Ćevapčići con salsa Avjar


Ricetta di Mari - Lasagnapazza
Per i  Ćevapčići
250 g macinato di manzo
250 g macinato di maiale
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di paprika dolce
sale e pepe
farina


Tritate l'aglio finemente e mescolatelo alla carne, aggiungete la paprika, un pizzico di sale e una macinata di pepe nero.
Formate delle polpettine dello spessore e della lunghezza di un dito e passatele leggermente nella farina.
Fate riposare i cavapcici in frigo per mezz'ora poi cuoceteli su una griglia, su una piastra o una padella antiaderente.
Serviteli con qualche anello di cipolla tagliato finemente o con questa meravigliosa...

Salsa Ajvar


2 peperoni rossi dolci
1 peperoncino rosso piccante (facoltativo)
1 melanzana
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai d'olio di girasole
sale

Lavate le verdure e ponetele intere su una teglia da forno.
Cuocete a 200°C per circa 20 minuti girandole ogni tanto.
Spellate i peperoni, togliete i semi e tagliateli a striscioline,
Scavate la polpa della melanzana, tritatela bene al coltello e mettetela in un tegame assieme ai peperoni, aggiungete l'olio e il sale. Fate cuocere coperto a fiamma bassa per 2 ore circa.


Allora vi aspetto con le vostre ricette croate!!
Immagine da qui

Le vostre ricette:


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